B.F.Biassono-Libertas Moncalieri 55-46 (8-13, 29-28, 40-35)

Biassono: Ceccato 20, Novati 9, Mariani 10, Berti 8, Romano, Celli 4, Paleari, Brambilla, Di Maio, Mornato, Colombo 2, Viganò 2.

 

Cronaca di Maurizio Berti

Il sapore della vittoria

 

La fame. La fame e’ un buco nello stomaco che vuoi colmare ad ogni costo, perche’ ti fa soffrire. E’ un bisogno primario da soddisfare.

 

Quando due squadre scendono in campo per lottare per la vittoria, in una finale, la legge dello sport non prevede la fratellanza e la divisione del piatto della vittoria in due parti, magari uguali. Nella finale, c’e’ un solo piatto, ed e’ il vincitore che se lo mangia tutto. L’altro rimane a digiuno.

 

La fame puo’ fare la differenza. In alcuni casi, la fame puo’ non renderti lucido, e quel piatto rischi di perderlo di vista. Ma ci sono coach che sono dei veri “master chefs”. Ti mettono a dieta, e poi sanno come alimentare quella fame al punto giusto. Sanno aiutarti a gestirla con tanta saggezza. Ti insegnano che nel basket comunque il vero pranzo viene servito dopo 40 minuti dall’inizio. Ogni 24 secondi puoi conquistare uno stuzzichino, ma quello deve servire solo per alimentare la tua fame, non per saziarti. E comunque non avrai tempo per assaporarlo, lo stuzzichino.

 

Quando hai la fortuna di avere quei master chefs come coach, tipo De Milo e Minotti, per esempio, allora quella fame diventa energia positiva. Quella fame ti spinge dove mai speravi o pensavi di poter arrivare, oltre i confini di te stessa, perche’ quel piatto che e’ la vittoria ti attrae piu’ di ogni altra cosa, e in ogni attimo che vivi li’ sul rettangolo il tuo unico desiderio e’ azzannare con tutte le tue forze il contenuto di quel piatto, perche’ ci vedi un gusto irresistibile.

 

La fame puo’ fare la differenza. Oggi l’ha fatta. Perche’ nessuno oggi avrebbe mai potuto immaginare di vedere quello che e’ successo sul rettangolo di Viterbo, Palamale’.

Da una parte, una squadra in casacca blu senza un cerotto ne’ una fasciatura, sana e compatta, molto fisica. Dall’altra, le biancorosse a pezzi. Un ospedale da campo che partiva dalla tribuna,  continuava in panchina, e con l’andare dei minuti arricchiva la collezione di acciacchi ed infortuni. Ti chiedi come facciano a resistere ed a restare aggrappate al risultato, dove riescano a tirare fuori le forze per sostenere quell’onda d’urto blu, ed a replicare colpo su colpo. E’ la fame che le spinge, e tutte le biancorosse che mettono il piede sul rettangolo hanno la stessa fame che le spinge oltre i loro limiti.

 

Partiamo sotto, restiamo sotto, continuiamo sotto, perdiamo pezzi di squadra, ma riusciamo a non perdere contatto, a non perdere la testa. Combattiamo e rispondiamo colpo su colpo. Ci portiamo avanti, ma e’ durissima. Nel terzo quarto, innalziamo la nostra giungla difensiva, la brave piemontesi perdono un po’ di vista il canestro. Le nostre sono costanti invece, la loro intensita’ non diminuisce, anzi sembra aumentare. Ci credono, la fame e’ ancora viva ed il loro stomaco non e’ sazio. Stiamo davanti.

 

120 secondi dalla fine. Le blu non cedono, continuano a farci soffrire, probabilmente hanno molte piu’ energie di noi. Eccolo, un canestro che non ci voleva. Ci sono addosso, sono li’ a 2 punti da noi.   

 

Li’ in tribuna il cuore si stringe. Le hai viste combattere oltre le loro possibilita’ per tutta la partita. Le hai viste trascinarsi zoppe per il campo, hai visto una sofferenza mai vista nei loro volti. Hanno dato tutto loro stesse, in ogni secondo, al di la’ di cio’ che ognuno di noi in tribuna poteva sperare. Da lunedi’ scorso, hanno percorso una strada durissima, l’hanno bagnata per 5 partite con il loro sudore. Hanno preso graffi, botte, storte, contratture, schiaffi, pugni, gomitate. Sono li’, ora, a difendere 2 minuscoli punti con 120 maledetti secondi ancora da giocare.

 

Hai un po’ di sconforto. Pensi che una vittoria cosi’ sarebbe un miracolo, e pensi anche che sarebbe una soddisfazione giustae onesta per quelle ragazze, dopo tutto cio’ che hanno vissuto e che ci hanno fatto vivere. Ti chiedi come possano farcela, in quelle condizioni……

 

Ma quel mucchio d’ossa, di muscoli, di sudore, che veste quella casacca biancorossa e che sembra cadere a pezzi da un momento all’altro, quel gruppo ha troppa fame oggi, e quel piatto e’ cosi’ vicino…

 

Non sai quanto sia passato.

Guardi il tabellone.

Segna 53 secondi alla fine.

Biassono non ha mollato, anzi la fame l’ha fatto salire a +6.

Attaccano con la disperazione in corpo, le piemontesi.

Le biancorosse restano solide al loro posto.

Noi in tribuna siamo tutti in piedi, increduli.

Le ultime battute.

Cominci a crederci.

Ci credi, ci credi sempre di piu’.

Infine lo capisci, capisci che e’ vero, che sta succedendo, che sta diventando una certezza, che ormai e’ una certezza, che la sirena e’ solo una formalita’.

La sirena arriva.

Le nostre ragazze hanno vinto.

Sono terze in italia.

 

La stanchezza e’ tale che neanche le lacrime di gioia riescono a scendere sui loro volti. Solo enormi sorrisi, su volti bellissimi, splendidi. Noi li’ in tribuna con gli occhi lucidi, a pensare a cio’ che abbiamo vissuto in questi giorni, alle gioie che queste ragazze hanno saputo regalarci, alle strameritate gioie che le ragazze hanno saputo dedicare a se stesse.

Tanta commozione, anche negli occhi dei nostri grandi coach, ed anche negli occhi di quelli che sembrano un po’ piu’ burberi degli altri, ma poi hanno un cuore grande pieno di affetto per le nostre ragazze. Quelli tipo Paolo, per esempio.

 

A sera, il cronista-tifoso (ultimo rimasto della comitiva brianzola) si unisce a cena con la squadra. Sembravano a pezzi in campo, ma la quantita’ di casino che riescono ancora a esprimere in una normale cena e’ decisamente di buon livello….segno che le energie stanno tornando (….o non sono mai finite del tutto…).

Qualcuna pensa che non sia opportuno perdere i 24 secondi a disposizione, e guardando dall’altra parte del tavolo intravede un canestro travestito da bicchiere della compagna. All’istante compare una palla a spicchi sotto forma di tappo di bottiglia. Tiro da due, canestro. E’ un attimo. Ovviamente altre tiratrici cominciano a vedere altri canestri ovunque nei bicchieri sul tavolo, ed in breve e’ un festival di tiri dalla lunetta, ed alcune accennano anche al tiro da tre. Meno male che i tappi finiscono presto, e che a nessuna viene in mente di scatenarsi a prendere rimbalzi e fare tagliafuori sopra il tavolo…..

 

A tarda sera, mi tornano in mente quei 120 secondi finali. Per un attimo, ricordo di aver cercato i cuori dipinti sulle spalle di qualcuna delle nostre ragazze in campo. Il sudore li aveva quasi cancellati del tutto, erano pressoche’ inutilizzabili, e mi aveva preso un po’ di sconforto.

 

Ho chiuso gli occhi, ed ho rivisto quell’attimo.

Le ragazze a pezzi, le avversarie a ringhiare feroci a -2.

I loro cuori sulle spalle ormai scomparsi.

 

In quell’attimo, le ragazze si sono guardate dentro, a cercare il loro vero cuore. Era li’, in mezzo al petto. L’hanno ascoltato. “So che sei a pezzi, so che sembra che tutto ti stia cascando addosso, so che vorresti che tutto finisse qui, ma restano ancora 120 maledetti secondi. Guardami. Non sono stanco. Non devi avere paura. Puoi contare su di me. Ho ancora la forza. Ed ora c’e’ solo una cosa che devi fare : farmi battere piu’ forte.”

 

Quei cuori hanno battuto tutti insieme piu’ forte. Una piccola scossa di terremoto improvvisa. Lo tsunami ha ripreso vigore. La vittoria le ha guardate dall’alto del tabellone. E’ scesa, le ha abbracciate tutte, e le ha invitate al tavolo apparecchiato. Si sono sedute tutte, ed e’ arrivato subito quel piatto delizioso dal sapore irresistibile del terzo posto in Italia. Buon appetito, ragazze. Ve lo siete strameritato.     

           

 

 

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